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Anniversario della nascita del PCD'I 


   





Cronologia ragionata sulla storia del Pci dal 1921 al 1991




La fondazione a Livorno nel gennaio del 1921 del partito comunista d’Italia, sezione italiana della III internazionale comunista, rimanda necessariamente alla vicenda del Pci che come è noto si conclude con il congresso di Rimini del 1991. Quest’evento livornese si può leggere però in due modi: come inizio della storia del Pci, in continuità con una lettura che vuole il movimento comunista italiano identificarsi con l’itinerario percorso nella politica nazionale da questo partito, o come prima tappa iniziale di una più generale vicenda delle formazioni e delle culture politiche comuniste in Italia. Proprio per il peso avuto dal Pci nella sinistra italiana, per la capacità dei suoi storici di presidiare il campo e per la frammentarietà con cui si è sviluppata una storiografia delle culture comuniste al di fuori del Pci, è quindi di immediato impatto il racconto della vicenda della fondazione del Pcd’I che sviluppa i propri capitoli entro l’intera vicenda del Pci. Così faremo anche se non mancherà occasione, in altri numeri, di tornare sui lineamenti complessivi di una storia del movimento comunista italiano. Quelle che qui forniremo altro non sono che delle date simbolo, dei punti cardinali della storia di un partito che nasce come espressione delle masse popolari e della classe operaia di una società uscita dalla prima guerra mondiale, aderendo al progetto planetario dell’Internazionale comunista, per morire come un partito che si scioglie per essere interprete del fenomeno della costruzione centrista e moderata del consenso entro la società di mercato che guardava alle prime fasi della globalizzazione. Non si tratta quindi solamente di una storia che si sviluppa entro scenari sociali e politici profondamente mutati, se non irriconoscibili tra loro, ma anche della vicenda di un rovesciamento storico di prospettiva: dal tentativo di costruzione di un progetto di organizzazione della politica e della società dove il potere è strutturato attorno alla rigida centralità del lavoro al desiderio di adesione ad un mondo dove l’intero asse della vita viene organizzato attorno alla rigida centralità del capitale. Un esito sconcertante quindi, all’interno di una storia lunga e ricchissima preparato da processi storici e politici lunghi decenni dei quali faremo breve e sintetica menzione. Ma anche, e soprattutto, un esito che non cancella l’importanza del Pdc’I e del Pci in molte straordinarie pagine di emancipazione, riscatto e libertà scritte nella storia del movimento comunista italiano e internazionale del XX secolo: l’antifascismo, la resistenza, le lotte operaie e sindacali, le origini del movimento cooperativo, lo svecchiamento della cultura italiana. Eppure si deve proprio al Pci l’esser stato l’avanguardia –politica, culturale e quando necessario militare- del fronte reazionario messo in piedi del sistema politico italiano nei confronti del decennio di lotte ’68-’77. E questo è detto senza dimenticare il ruolo avuto dal Pci nell’impedire, di fatto, quel colpo di stato a lungo temuto e atteso nella società italiana dei primi anni ’70.
Ecco la cronologia da ricordare, a nostro avviso, di una storia straordinaria e controversa come quella che nasce a Livorno con il Pdc’I nel gennaio 1921 e muore con il Pci a Rimini nel febbraio 1991.


1919. Il partito socialista italiano aderisce all’Internazionale comunista fondata dopo la rivoluzione del ’17. E’ il riconoscimento politico ufficiale, da parte dell’allora partito della classe operaia, dell’importanza strategica dell’ottobre bolscevico e della necessità di una nuova internazionale

1920.Una risoluzione del II congresso della III internazionale chiede l’espulsione dei dirigenti riformisti dai partiti socialisti, nel rispetto della concezione rivoluzionaria della presa del potere.

1921. A Livorno, il 21 gennaio del 1921 la frazione rivoluzionaria, detta dei “puri”, trovatasi in minoranza sul tema dell’adesione alla risoluzione dell’Internazionale esce dal teatro Goldoni, dove si teneva il congresso del partito socialista, e fonda al teatro San Marco il Partito Comunista d’Italia. Il primo segretario è Amadeo Bordiga.

1924. Antonio Gramsci, con l’appoggio dell’Internazionale comunista, diviene segretario. La carica verrà ratificata al congresso di Lione del 1926.

1926. Il Partito comunista d’Italia viene soppresso per decreto dal regime fascista il 5 novembre. Il partito si ricostituisce in clandestinità, in Italia e all’estero

1934. Con l’emergere del nazismo viene lanciata la politica di fronte popolare, e di unità di azione tra comunisti e socialisti, su scala nazionale e continentale. La politica del fronte popolare attraverserà tutto il resto degli anni ’30 dalla guerra di Spagna al patto di non belligeranza tra Urss e Germania del ’39.

1941. A Tolosa viene siglato il patto di unità antifascista tra le forze di sinistra e progressiste in Italia

1943. in seguito allo scioglimento della III Internazionale, il 15 maggio 1943 il partito assunse la denominazione di Partito Comunista Italiano (Pci). Il 25 luglio con l’arresto di Mussolini il Pci torna in Italia.

1944. Tornando in Italia, Togliatti opera quella che fu definita “la svolta di Salerno”. In sintesi è l’accettazione del ruolo della monarchia italiana nella fase di transizione e di quello delle altre forze politiche italiane nella futura politica. Si tratta del congelamento di qualsiasi linea rivoluzionaria.

1945-1948. Vittoria del 25 aprile. Il Pci partecipa al governo di unità nazionale del periodo. Con l’uscita dal governo nel ’47 comincia la trentennale esperienza del Pci all’opposizione, interrotta dall’appoggio esterno al governo Andreotti nel ’78. Nel ’48 secca sconfitta della lista socialcomunista, il 18 aprile, alle prime elezioni del dopoguerra. Il 14 luglio 1948, attentato a Togliatti. Diverse città insorgono, viene occupata la Fiat. La protesta rientra anche per il ruolo di mediazione del Pci

1956. In Ungheria si forma un governo, con partecipazione comunista, differente dalle indicazioni moscovite. L’Urss invade l’Ungheria. Il Pci si spacca ma mantiene la posizione ufficiale di appoggio dell’intervento sovietico

1964. Muore Palmiro Togliatti. Viene salutato con una manifestazione di un milione di persone, la più grande dalla fine della seconda guerra mondiale. Diviene segretario Luigi Longo

1966. Congresso di Roma. Vince una linea pragmatica. Enrico Berlinguer viene eletto vicesegretario. Diventerà segretario nel 1972

1968. Il Pci condanna l’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Urss

1968-69. Contestazione studentesca e autunno caldo. Pci e Cgil si trovano di fronte all’emergere di gruppi extraparlamentari di massa

1973. Dopo il colpo di stato in Cile il Pci comincia la strategia di compromesso storico di avvicinamento alla Dc. Il Pci comincia a farsi carico delle compatibilità economiche e monetarie del paese

1975-76. Avanzata elettorale del Pci in tutta Italia. Successo alle amministrative del ’75, viene sfiorato il successo alle politiche. Comincia il periodo di appoggio esterno ai governi democristiani che terminerà nel 1979
1977. Anno di fortissimi scontro tra Pci e sinistra extraparlamentare. Cacciata di Lama dall’Università di Roma

1980. Definitiva uscita del Pci dall’area di governo

1981. Dopo il golpe in Polonia il Pci dichiara esaurita la “spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre”.

1984. Morte di Enrico Berlinguer, funerali a Roma come per Togliatti. Il Pci per la prima volta ottiene la maggioranza relativa alle elezioni, in questo caso europee. Natta diviene segretario del Pci.

1986. Congresso anticipato di Firenze dopo una fase di crisi politica ed elettorale. Si ipotizza l’entrata del Pci nell’Internazionale socialista

1989. Dopo la caduta del muro di Berlino, Achille Occhetto, nel frattempo divenuto segretario, proclama lo scioglimento del Pci e la nascita di “una nuova formazione politica”

1991. Congresso di Rimini. Il Pci viene sciolto. Nascono il Pds e Rifondazione Comunista.

sabato gennaio 20 2007 05.14

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